Studenti del Sud che vanno a studiare al Nord: capire e gestire la lontananza


Sono sempre di più gli studenti del Mezzogiorno che ogni anno si trasferiscono al Nord per studiare. Si può parlare di emigrazione interna a tutti gli effetti, visto che al momento uno studente su 4 decide di iscriversi presso un’università localizzata in una delle regioni dell’Italia Settentrionale. D’altronde, la questione meridionale ha origini piuttosto datate. E la carenza di posti di lavoro al Sud è cosa nota. Ciò che è meno noto, invece, è quant’è che costa il trasferimento al Mezzogiorno: ben 3 miliardi di euro.

L’indagine della Svimez

Pochi anni fa lo Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) aveva scattato una perfetta panoramica della situazione. E da allora i dati non sono cambiati poi più di tanto: numeri alla mano, su 685.000 studenti universitari meridionali in Italia, ben il 25,6% studiava nelle università del Centro-Nord. In numeri assoluti, parliamo di 175.000 ragazzi. Il trasferimento da Nord a Sud, invece, era ed è tuttora piuttosto di nicchia. Trattasi di 18.000 studenti in totale, pari ad appena il 19% degli studenti del Centro-Nord. La ricerca evidenziava come nell’anno accademico 2016-2017, si fosse registrato un saldo migratorio netto corrispondente a poco meno di 157.000 studenti.

Piuttosto che aspettare di trasferirsi al Nord alla ricerca di occupazione, gli studenti meridionali preferiscono anticipare i tempi e studiare nei principali atenei dell’Italia settentrionale. Con più di 40.000 studenti che ogni anno optano per il trasferimento al Nord, i siciliani e i pugliesi recitano l’indiscusso ruolo di attori protagonisti. Con il 15%, invece, la Campania, a differenza delle altre regioni del Sud Italia, soffre in modo inferiore la migrazione degli studenti fuori sede. In ogni caso, questo flusso migratorio, ogni anno, fa perdere al Mezzogiorno d’Italia lo 0,4% del PIL.

Le università del Piemonte attirano sempre più studenti dal Sud Italia

Dal 2015, le università piemontesi hanno visto crescere il numero di pre-immatricolazioni di studenti meridionali: su oltre 10.000, il 60% proveniva dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Puglia. E ad oggi, il numero è cresciuto ulteriormente. Le regioni dell’Italia Meridionale vedono perdere il loro capitale umano e il know-how di quella che si presuma possa essere la futura classe dirigente del Paese. Dato che ad essere messa in discussione è la meritocrazia, le colpe non sono assolutamente imputabili agli studenti che seguono legittimamente le migliori opportunità, ma a chi per anni non ha saputo invertire questa tendenza.

Un’altra motivazione inerente al boom delle immatricolazioni delle università del Piemonte risiede nel fatto che i costi degli affitti di una stanza sono nettamente inferiori rispetto a quelli del Veneto, dell’Emilia Romagna e soprattutto della Lombardia. Questi ultimi sono inaccessibili per molte famiglie, specie per quelle che hanno solo un genitore che lavora. A Torino, tanto per dirne una, si è registrato un calo negli affitti pari a 5 punti percentuali: nel 2018, sono bastati in media 287€ per l’affitto mensile di una stanza. Nel resto del Nord Italia, i costi per l’affitto di una stanza o di un monolocale sono salti del 4% in media. A Bologna del 2% e a Milano addirittura del 7%.

Perché gli studenti decidono di lasciare il Mezzogiorno per trasferirsi al Nord?

La motivazione primaria risiede nella crisi strutturale del Sud Italia. Purtroppo, i numeri sono impietosi. Negli ultimi anni, il tasso di crescita dell’Italia Meridionale si è rivelato inferiore anche a quello della Grecia che attraversa la più grande crisi economica di sempre.

Secondo una ricerca condotta dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con Intesa San Paolo e Fondazione Cariplo, l’84,25% dei giovani under 25 residenti al Sud Italia dichiara di non aver problemi nel trasferirsi al Nord, a prescindere dalla regione; 1 studente su 2 (poco più del 50%) si dimostra interessato a trasferirsi all’estero.

Questo è il quadro che emerge dalla suddetta indagine, svolta su un campione di 5.000 giovani di età compresa fra i 19 e i 32 anni. Gli studenti provenienti dalla Campania, dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Basilicata e dalla Sicilia non si fanno problemi nel trasferirsi in Emilia Romagna, in Lombardia e in Piemonte, perché convinti di ricevere un’istruzione migliore e di veder incrementare il loro bagaglio di conoscenze e di competenze, aspetti fondamentali per riuscire a trovare un’occupazione quanto più in linea possibile con il loro percorso universitario.

Altro aspetto che incide sul trasferimento al Nord da parte degli studenti risiede nelle basse aspettative nell’operato della classe politica. Il problema è in tutta Italia (e in molti altri Paesi del mondo): tuttavia, è significativo constatare che il 23% dei giovani residenti al Nord si dichiara ottimista nel credere che la classe politica locale possa apportare miglioramenti alla qualità della vita. La soglia si abbassa al 17% nel Mezzogiorno.

Ciò che però differenzia la prospettiva di chi studia al Nord e di chi studia al Sud risiede nelle opportunità di trovare un lavoro e nell’ottenimento di un determinato stipendio. La precarizzazione del mercato del lavoro, le retribuzioni basse, la totale sfiducia nel vedere la luce in fondo al tunnel, vale a dire un miglioramento nelle prospettive future (anche a lungo periodo), è una realtà con cui i giovani studenti devono convivere molto più al Sud che al Nord. Solo 16 studenti su 100% al Sud Italia si dichiara indisponibile nel trasferirsi, preferendo rivedere decisamente al ribasso le sue prospettive lavorative e gli obiettivi professionali.

Come affrontare il trasferimento al Nord per gli studenti meridionali

Trasferirsi al Nord per chi ha sempre vissuto al Sud può essere un po’ stressante. La realtà che si va ad affrontare è radicalmente diversa. Urge sapersi ambientare quanto prima, al fine di superare gli esami. Pianificare le cose con largo anticipo, non esitare a chiedere aiuto ad amici e parenti, pensare all’alloggio onde evitare spiacevoli sorprese e farsi nuovi amici, magari iscrivendosi ad un club (ce ne sono innumerevoli e gratis al Nord) facilita le cose.

A rendere meno doloroso il trasferimento dal Sud al Nord vi è la tradizione del pacco da giù. Un vero e proprio dono, tutto meritato, per gli studenti meridionali che vivono fuori sede. Cosa contiene? Viveri che in città del Nord come Torino, Padova e Milano non si trovano. Specialità alimentari e culinarie che solo il Sud Italia sa produrre e che si possono mangiare solo in famiglia.  Tra pane, olio, pasta fresca fatta in casa, conserve come la salsa di pomodoro in bottiglie sottovuoto, i formaggi tipici come il caciocavallo, la provola affumicata, la mozzarella, i salumi locali e i taralli, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

A differenza degli anni addietro, oggi ci sono delle ditte di trasporti e corrieri iperceleri che consegnano anche ad un giorno di distanza. Così non si corre il rischio che i prodotti alimentari vadano a male. Bisognerà solo occuparsi di imballare bene gli alimenti in abbondante pellicola (quella specifica si compra online su esconti.it). Insomma, il pacco da giù costituisce a tutti gli effetti una vera e propria linea di continuità con la casa. Una tradizione che vale la pena tramandare anche per le generazioni future, a prescindere che siano studenti o lavoratori, perché rende più vicino il contatto con la casa e con la famiglia.

L’emigrazione non è più quella di una volta

I giovani studenti del Mezzogiorno che decidono di trasferirsi al Nord rappresentano a pieno titolo una nuova generazione di migranti. Non ci si sposta più con la valigia di cartone, come avveniva nel Secondo Dopoguerra, non sono più i contadini, gli operai e la manodopera poco qualificata a spostarsi nel cosiddetto Triangolo Industriale, perché attratti dalle prospettive di impiego nelle grandi industrie. Ciò nonostante, dato che ad emigrare è la futura intelligentia del Paese, si vede chiaramente il tipo di impoverimento che sta vivendo il Mezzogiorno.

Gli interventi per rendere competitivo il Sud Italia

Gli interventi “a pioggia” effettuati nel passato sono serviti a poco e a nulla. Solo grandi riforme strutturali potranno migliorare drasticamente la situazione del Sud Italia, rendendolo competitivo con il Nord e gli altri Paesi Europei. Senza un piano di interventi decisi, purtroppo, il Mezzogiorno sarà destinato ad essere per sempre il fanalino di coda a livello economico.

La sfida del futuro

Soltanto la creazione dei presupposti per rimanere e per attirare nuovamente chi si è trasferito al Nord già dai tempi universitari potrà sistemare le cose in via definitiva. Eppure, sono davvero molti i giovani provenienti dal Mezzogiorno che si dichiarano favorevoli a ritornare al loro paese d’origine, anche a fronte di uno stipendio leggermente inferiore. Ciò che però non deve mai mancare è un processo volto a dar loro pari opportunità di far carriera, affinché possano risultare protagonisti e non spettatori.

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